Chi resta puro non vede nulla di nuovo.

Dieci anni fa, agli esordi della nostra “mature start-up” – così chiamavamo Evidentia nei suoi primi tre anni di vita, per descrivere l’incontro insolito tra un’impresa nuova, agile e innovativa, e quattro imprenditrici “mature”, con alle spalle in media 25 anni di esperienza – eravamo assidue frequentatrici
di seminari, workshop, laboratori e masterclass. Cercavamo ispirazioni, idee e nuovi punti di vista per nutrire la nostra impresa nascente.
Uno di questi eventi era dedicato allo storytelling, e tutte e quattro rimanemmo colpite dalla presentazione di un antropologo che, attraverso la sua lente, raccontava le origini del narrare e il ruolo che aveva per le persone e le organizzazioni.
Fu lì, sedute nelle poltrone di un teatro, che prese forma un’intuizione alla base della filosofia di Evidentia: dare spazio a saperi e discipline spesso escluse dai tradizionali format consulenziali – dove dominano approcci scientifici e razionali – per creare qualcosa di diverso.
Volevamo sviluppare format più vicini alla vita reale, alle passioni e all’esperienza delle persone nelle organizzazioni.
Così nacque un appuntamento annuale, che Letizia Migliola battezzò con un nome evocativo: ContAnimazioni.
Nell’introduzione al primo incontro scrivevamo: “Mettere insieme saperi molteplici e differenti può generare nuove forme di conoscenza, di organizzazione e di lavoro. E può farlo in modo emozionante, con vivacità, calore e sentimento. Attingere da fonti diverse stimola curiosità, rende visibili metodi e stili di apprendimento capaci di innovare profondamente le pratiche professionali e organizzative. Non solo scienze economiche e sociali, ma anche antropologia, astronomia, fisica, drammaturgia, ingegneria, giornalismo, esplorazione, cucina, musica: sono questi gli ambiti da cui amiamo prendere in prestito vocabolari, modelli di pensiero, azioni trasformative per immaginare un’organizzazione diversa.”
Con nostra grande soddisfazione, quegli appuntamenti furono un successo. Dettero vita a un nuovo mindset, a nuove partnership e a nuovi modi di accompagnare il cambiamento.

Quella visione iniziale ci ha guidate negli anni, spingendoci a sperimentare nuove forme di incontro e contaminazione nei nostri progetti, per generare valore e prospettive inedite nel mondo organizzativo.

The Medici Effect

Nel 2017 usciva The Medici Effect di Frans Johansson, un libro che ci colpì profondamente. Johansson descrive come le idee più potenti nascano dall’incontro tra discipline, culture e saperi diversi. Invitava a rompere le barriere del pensiero convenzionale, a “fare associazioni strane”, per
generare veri salti creativi. Nei molti esempi raccontati, superare i silos mentali aveva permesso di esplorare territori inaspettati e moltiplicare le possibilità di innovazione.
La lettura fu per noi una conferma potente: la contaminazione dei saperi è un ingrediente essenziale per far nascere idee nuove.
Da dieci anni mescolare e integrare saperi per dar vita a nuove idee è diventato uno state of mind, un modo di pensare e agire che abbiamo coltivato dentro Evidentia e che proponiamo ogni volta che siamo chiamate dai nostri clienti ad avviare processi di innovazione di servizi, prodotti, business model, processi o pratiche organizzative.

Tre scintille di innovazione nate dal mescolarsi di saperi

In una realtà metalmeccanica che voleva generare nuove idee per gestire il processo di gestione delle anomalie, abbiamo usato l’arte per facilitare l’incontro tra aree, competenze e visioni differenti. Siamo partire dai quadri di Giuseppe Arcimboldo, artista cinquecentesco che dipingeva immagini composte da ortaggi diversi: ogni pezzo contribuisce a una immagine che non avrebbe potuto essere composta solo dall’uva o dalle pere. O forse sì, ma non sarebbe stata un’opera d’arte. I team hanno superato la logica del“dentro o fuori dal mio perimetro (e dalla mia responsabilità)” per co-creare soluzioni ispirate dalla condivisione di saperi.

In un’azienda di trasporti, dove l’orientamento alla competenza specialistica portava a guardare con diffidenza il nuovo, “funziona altrove ma non qui”, abbiamo lavorato con la formula del Rugby, dove devi guardare indietro per andare avanti. L’innovazione è avvenuta passo dopo passo senza abbandonare la storia, le tradizioni, la solidità del passato. Per
coltivare fiducia nel confronto, curiosità verso il nuovo e una tensione positiva all’innovazione si deve procedere in coerenza con la cultura.

In una grande azienda manifatturiera, abbiamo guidato la creazione di prototipi ispirati ai processi e ai disegni della natura: un modo per guardare fuori dal perimetro aziendale e re-immaginare prodotti e processi a partire dalla natura.
A meno che non si viva in luoghi che per vocazione e contingenza sono un crocevia di cultura diverse o non si passi la vita a viaggiare in paesi e territori molto diversi dal proprio, è difficile trovare nel quotidiano occasioni di contaminazione.
Ecco perché luoghi e momenti di contaminazione vanno pensati, facilitati, resi vivi e concreti perché diventino un approccio e una cultura che permea le persone.
Ci fa piacere qui darvi la nostra esperienza con alcuni modi concreti per contaminare.

Dieci modi per contaminare la tua organizzazione

Incomincia da te
Scrivi su un foglio chi sono le persone del tuo network, mettile vicine per background, tipologie di mestiere. Quante sono e quanto vicine sono tra loro?
Qual è l’ultima volta che ti hanno dato un feedback dissonante o che ti hanno detto che non condividevano il tuo approccio?
1. Amplia il tuo network per accogliere esperienze e punti di vista diversi dal tuo. Chiedi feedback a chi è diverso da te, preparati ad accettare critiche.

Nel tuo team…

2. Utilizza tecniche per ascoltare la voce di tutte le persone presenti. Crea occasioni affinché chi normalmente non si parla possa avere uno scambio di idee interessante.
3. Incoraggia la condivisione di idee imbarazzanti perché ancora in nuce, aperte, diverse.
4. Proponi, almeno una volta al mese, conversazioni sugli errori fatti, senza giudizio.
5. Allena a fare domande. Insegna al team a curiosare nell’esperienza altrui. È lì che si accende l’effetto Medici.

Nella tua organizzazione

6. Crea occasioni di contatto con realtà completamente diverse dalla tua; una sartoria professionale, un parco divertimenti, un circo se sei una banca oppure una organizzazione di cooperazione internazionale, un museo, un supermercato se sei un’azienda metalmeccanica.
7. Facilita la composizione di team eterogenei per background, formazione, età, cultura, mindset e inserisci professionisti “improbabili”; un designer in un progetto di finanza, un fotografo in un workshop HR, un agronomo in una riflessione sull’energia. Gli “estranei” creano frizione creativa
8. Crea contesti di collaborazione temporanea, progetti e task force cross-funzionali. Durano poco ma mettono in moto relazioni nuove, linguaggi diversi, contaminazioni.
9. Progetta luoghi e momenti di intersezione come eventi interni, community, learning circle. Curane il design, l’informalità, lo scambio. Servono luoghi dove le persone si trovano per caso e restano per scelta.
10. Racconta e celebra le contaminazioni. Quando un’idea nasce da un incontro improbabile, rendilo visibile. Raccontala, condividila, usala come leva culturale. È così che si legittimano nuovi modi di pensare insieme.

Senza contaminazione le organizzazioni restano isolate e fragili. Parafrasando la poesia di Donne possiamo affermare che: “Nessuna organizzazione è un’isola”.
Tutto quello che succede nel mondo può essere usato come spunto per evolvere, migliorare e anche innovare radicalmente. Se hai voglia di raccontarci quali sono i modi con cui si contamina la tua organizzazione, scrivilo nei commenti. Anche questa è contaminazione!

#innovazione #contaminazione #evidentialife

Post correlati

Privacy Preference Center