Mind the gap.
Attenzione al vuoto, allo scarto, al passaggio.
A quello che hai sotto i piedi, a un passo da te.
Mai come in questo momento abbiamo un sacco di gap a cui dare attenzione.
Personali, professionali: facendo lo slalom quotidiano nell’essere genitori, figli,
capi, collaboratori, colleghi. Amici.
Problemi da risolvere, “scarti” da colmare.
Tecnologici, umani.
In una distanza che in un certo senso ci ha costretto a un contatto, a una
vicinanza che talvolta fa paura.
Penso, nelle occasioni di scambio quotidiano online, a chi si ostina a non farsi
vedere, a tenere off quella telecamera che può essere l’unico modo, in questi
tempi di bit e byte, per colorare di umanità le parole che viaggiano via
microfono.
Penso al gap e al mind.
A come fare per far diventare Mind the gap quell’Attenzione al vuoto! che sa di
pericolo un Guarda che cosa invisibile ti eri perso finora che sa di scoperta.
Una riflessione personale e professionale, in un intreccio ormai inestricabile di
sensibilità che è pure figlio di questi tempi strani.

Mind the gap che può diventare Gap the mind.
Pensare in modo nuovo.
Superare la paura.
Stare attenti a dove mettiamo i piedi e i pensieri, tutti i giorni.
Guardando quel vuoto, quel passaggio, quello scarto in modo diverso.
Come uno spazio, invece che un vuoto.
Dove posso esplorare, non necessariamente cadere.
Mind the gap
Gap the mind
Le nuove strade ci sono già.

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