
Nella sfida della facilitazione a distanza che forma dare alla connessione che vogliamo creare e alimentare?
Dobbiamo essere in-linea e quindi arrivare dritti al punto.
Efficienza e struttura diventano le nostre parole chiave nel progettare l’esperienza a distanza. La scelta dello strumento, la scansione del tempo, l’organizzazione
dello spazio virtuale di lavoro.
Pensando al “cosa” sto condividendo con i miei interlocutori. Ed essere chirurgici e spietati nell’affondare e sfrondare.
Essere in-linea vuol dire pensare all’essenziale, fa risuonare pulizia, chiarezza, orientamento all’obiettivo, concentrazione.
È la traiettoria di un aereo in volo, il disegno di una costellazione, la struttura di un frattale.
Costruire in-linea entusiasma il rider che è in noi.
Dobbiamo essere in-onda e immaginare l’onda delle emozioni di chi ci ascolta.
Gli up and down dell’attenzione, la frustrazione del non capire, la solitudine a forma di schermo, il piacere di raccontarsi, di condividere, di scoprire, di fare assieme.
Dobbiamo immaginare il battito di un cuore e lasciarci cullare dal “come” tessere la ragnatela della connessione emotiva, sottile e resiliente.
Utilizzando immagini, suoni, forme e colori, costruendo storie e giochi, mescolando avatar e foto d’infanzia.
E quindi, pensare alla connessione come l’essere in-onda mette in primo piano il coinvolgimento e la motivazione, la naturalità del gesto, la ricchezza del sentire. È
fatta di ridondanza, di moltiplicazione, di sovrapposizione.
È il fremere di un aquilone in volo, il tumulto di un ruscello, le onde sinuose della sabbia del deserto.
Vuol dire creare un sentiero attraente per il nostro elephant emotivo che lo guidi verso l’obiettivo.
Quindi il design della facilitazione a distanza deve ispirarsi all’intreccio, meglio alla conversazione, di linea e onda.
Dove la linea sfronda, l’onda aggiunge una pennellata di colore.
Quando la linea affonda, l’onda costruisce un tappeto elastico dove poter anche rimbalzare, perché no?
Perché dobbiamo parlare al rider della razionalità e all’elephant delle emozioni.
E giocare in un equilibrio difficile ma entusiasmante per la nostra sfida di oggi
Quella di costruire una esperienza di connessione che si dimentichi della distanza.
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