Il filo conduttore? È di seta.
L’edificio più futuristico del mondo non è fatto di vetro o acciaio. Non appartiene a una
multinazionale. Non si trova neanche in una zona industriale che cresce e dilaga lungo i bordi di
un’autostrada. È fatto di seta. Un unico filo lungo più del diametro della Terra.
È ingegneria? Arte? Biologia? Robotica? È tutte queste cose messe assieme: lo hanno costruito
insieme esseri umani, robot e bachi da seta.
È il Silk Pavilion, una delle opere più rivoluzionarie nate al Mediated Matter Group del MIT Media
Lab, guidato dal genio visionario di Neri Oxman, architetta, designer, scienziata.
Oxman non costruisce solo oggetti. Costruisce sistemi viventi. In un mondo che frantuma, lei
intreccia. In un mondo che assembla, lei coltiva simbiosi.
Microrganismi e batteri diventano parte integrante del processo di progettazione e produzione. Gli
oggetti sono un ecosistema biologico: crescono, si adattano, rispondono in modo dinamico
all’ambiente circostante. Si evolvono nel tempo in risposta a cambiamenti ambientali o esigenze
specifiche perché le loro parti si influenzano, si rigenerano a vicenda, interagendo in una danza
armonica. È l’interdipendenza, bellezza.
E se fosse così anche per le imprese?
È una domanda che ha accompagnato questi dieci anni di Evidentia fin dagli albori. È una
provocazione che abbiamo fatto “contAnimando” confronti e discussioni, è una risposta che
abbiamo cercato nelle dinamiche delle aziende che abbiamo incrociato, è un seme che ogni giorno
portiamo e coltiviamo nelle organizzazioni con cui lavoriamo.
Il nesso? sta nel CON e nel ONE
Il concetto di interdipendenza non è una metafora gentile. È una realtà biologica, ecologica,
sociale.
Lo sa bene la scenziata Suzanne Simard, che ha svelato l’esistenza del Wood Wide Web: le
piante comunicano, si aiutano, trasmettono sapere. I boschi sono comunità intelligenti. La natura ci
mostra ogni giorno che prospera chi è in CONnessione.
Lo sanno bene la FAO, la World Health Organization e le principali organizzazioni internazionali. Ci
dicono da tempo che la salute umana, la salute degli animali e la salute degli ecosistemi sono
indissolubilmente legate. Sono una cosa sola: indivisibile, interdipendente. È il paradigma One
Health: un approccio integrato, che supera le barriere tra settori, discipline e specie per affrontare
le sfide della salute globale. Ci mostra che è sano chi è in ConnessiONE.
Non una metafora, dunque, ma una chiamata all’azione per ogni ambito della società, incluso il
business.
E’ arrivata l’era della One Health Company
Questo sguardo interdipendente deve riguardare il business. Ecco perché abbiamo coniato e
stiamo diffondendo il concetto di One Health Company.
Una One Health Company è un’organizzazione che integra profondamente nella propria strategia e
nelle proprie operazioni la consapevolezza di agire in un ecosistema globale interconnesso.
Una One Health Company adotta un modo di pensare relazionale, esplorativo e transdisciplinare,
connettendo diverse competenze e discipline per stimolare la creatività e la sperimentazione.
Una One Health Company agisce una leadership abilitante e catalizzatrice che genera senso di
appartenenza in tutti gli stakeholder innescando un effetto a cascata e una virtuosa circolarità.
E allora come essere una One Healt Company, che agisce per il benessere collettivo, sia
al proprio interno sia verso l’ambiente circostante?
Come generare impatto attraverso una leadership abilitante e catalizzatrice?
Organismi, non organigrammi
Vediamo tanti organigrammi. Vediamo le persone muoversi incerte nelle organizzazioni come se
avessero in mano questa “cartina”: una cartina per orientarsi in un territorio fatto di incroci, bivi
incerti, divieti d’accesso, salite impervie, stop. La nostra sfida? Fare in modo che le aziende si
trasformino da organigrammi a organismi. Che le persone non vedano solo reparti, target e KPI,
ma una rete interdipendente fatta di relazioni, ambiente, cultura, tecnologia, innovazione, impatto.
Una rete interdipendente che si interroga, si adatta, si rigenera.
“Ho un problema da risolvere” è la richiesta più frequente che ci arriva. E allora noi, dopo aver
supportato la risoluzione del problema, facciamo una richiesta, una delle nostre liEVI-provocazioni:
e se la smettessi di curare problemi e cominciassi a prenderti cura?
Questa domanda ci ha aperto scenari ad alto impatto che ci stanno facendo capire che le One
Health Company non sono un’utopia: ne abbiamo incrociate diverse e con loro stiamo percorrendo
pezzi di strada, supportandole concretamente nel valorizzare caratteristiche distintive e
riconoscibili di questo nuovo paradigma. Eccone alcune, provenienti da esperienze di vita e
progetti vissuti.
Domande, risposte e takeaway
1. La One Health Company pensa in ecosistemi, non in silos
La domanda: come posso diffondere un impatto positivo attraverso il mio business?
La risposta: abbatti le definizioni.
Molte aziende avrebbero cercato una figura di sustainability manager. Noi abbiamo proposto di
diffonderla. Abbiamo creato, insieme al nostro cliente, la figura del Sales & Sustainability Account:
una figura che propone al mercato un prodotto etico e che al tempo stesso ha tra i suoi obiettivi –
misurabili – anche la diffusione di pratiche ad alto impatto nell’ecosistema di riferimento. Il
successo si raggiunge – e si misura – non solo se si vendono prodotti ma anche se si crea e si
coltiva un ecosistema etico che coinvolge fornitori, clienti, attivisti e comunità locali. E se un partner
inizia a trasformare le proprie pratiche per avere un impatto positivo sociale o ambientale, allora è
fatta!
Take away: Non si vendono solo prodotti, si sostengono cause.
2. La One Health Company agisce in interdipendenza, non in isolamento
La domanda: come posso innovare il mio prodotto in modo davvero etico e rigenerativo?
La risposta: coltiva la biodiversità culturale.
La vera innovazione non risiede più tra le quattro mura di un’azienda, ma richiede apertura e
interdipendenza. Deve basarsi sull’azione collettiva e distribuita. E allora è nata una fervente
Academy aziendale, un luogo dalle pareti trasparenti, dove trova vita e fermento un insieme
eterogeneo di attori dalla mente aperta; clienti, professionisti, scenziati, studenti: portatori di sfide,
visioni, risorse, esperienze diverse, ma pronti ad adottare uno spirito di co-creazione e di
reciprocità. Un luogo catalizzatore di innovazione ad alto impatto.
Take away: fare business come si fa comunità.
3. La One Health Company progetta in modo anticipatorio, non solo reattivo
La domanda: come posso sostenere il lavoro sul mio territorio?
La risposta: apri le porte ai veri detentori del futuro
Abbiamo aperto le porte dei nostri workshop di formazione e di innovazione a giovani studenti, li
abbiamo coinvolti come attori protagonisti perché potessero fare esperienza di un modo etico di
fare business ma, soprattutto, portassero i loro desideri e valori e le loro idee. Partecipanti reali,
idee accolte e realizzate.
Take away: chiedersi come essere dei buoni antenati.
4. La One Health Company coltiva Impact Jobs, per far fiorire persone e idee
La domanda: come posso dare forza al mio purpose con il contributo di tutte le persone?
La risposta: fai che le persone siano Impact Makers.
Con il progetto Freedom & Responsibility stiamo lavorando affinchè le persone, nel caso specifico
le prime linee, trovino centratura rispetto al proprio ruolo. Un percorso in cui stiamo riflettendo sul
lavoro come esperienza di libertà, dove poter esprimere e far fiorire la moltitudine di risorse, talenti, valori. E come esperienza di responsabilità: un atto verso il mondo, il contributo unico per lo sviluppo di una nuova idea di business e di società.
Take away: Le aziende non trattengono talenti, li liberano.
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