La specie umana ha eletto nei secoli la città come habitat privilegiato. Oggi, dopo la drammatica esperienza della pandemia stiamo molto riflettendo su questa scelta.

La pandemia sta rimescolando le carte in tavola: le grandi città si decongestionano, famiglie, singoli individui, anche aziende, hanno scelto di spostare il baricentro della propria vita e del lavoro fuori dalle città, in borghi storici, località di mare, o montagna. Da un anno a questa parte si parla di South Working. E allora molti piccoli centri cercano di diventare smart. Oppure si parla di riqualificazione per renderli “economicamente produttivi” , cioè per attirare il turismo della domenica. Nel PNRR la parola BORGHI è presente solo una decina di volte ed è intesa principalmente per “cultura, passeggiate, turismo, chiese da visitare”. Ma è questa la vera sfida? A me sembra che stiamo rischiando di riprodurre il modello di sviluppo basato su CITTA’ = PROGRESSO e BORGO = PRESEPE.

Credo che questo tempo nuovo ci stia ponendo davanti una possibilità più grande, quella di ri- disegnare il modo di vivere il territorio. Cosa significa? Per me significa pensare a nuove infrastrutture non solo “fisiche”, non solo “tecnologiche”, ma SOCIALI, nuovi modi di attivare relazioni e “nutrimento”. Per rispondere a un bisogno più profondo, che va dai ritmi più lenti al bisogno di far incontrare culture del passato e scintille di futuro.

Per me l’opportunità sta nella parola RIGENERAZIONE, che non vuol dire RIQUALIFICAZIONE. Rigenerazione significa chiederci come possiamo costruire nuove forme economiche e collaborative: dove ci sia compartecipazione e sinergia.

Come potrebbero essere vissuti e come potrebbero integrarsi la vita urbana e la vita nei territori con un paradigma diverso? Esistono esperienza che provano a cambiare paradigma: che portano nei paesi valore e capitale umano. Che immaginano nuove geografie che integrino spazio reale e spazio digitale. Esperienze che vedono e vivono il territorio come un LUOGO, non come semplice SPAZIO.

Un luogo è denso di pratiche sociali, economiche, culturali. E dunque nell’incontro si attiva il comportamento della RECIPROCITA’: ti do o faccio qualcosa affinché tu possa a tua volta dare o fare qualcosa che viene dalla tua esperienza, dalla tua storia, dai tuoi talenti, dalle tue abitudini. In un incontro di diversità intorno a un luogo che rappresenta un bene comune. Sono gli assunti dell’economia civile: l’economia che integra l’assioma antropologico della RELAZIONE e dell’INCLUSIONE, dove tutti possono partecipare.

C’è un’associazione, in Calabria, “La Rivoluzione delle Seppie”, un collettivo di Architetti, Designer, Artisti, giovani provenienti da tutto il mondo che insieme a Artigiani, Contadini, abitanti di un borgo calabrese stanno provando a costruire questo nuovo modo di vivere un ambiente.

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